Aloe Vera

Bentornato caro lettore, 

questo articolo sarà dedicato unicamente alla pianta di Aloe vera:
le proprietà, lacomposizione chimica, leapplicazioni cliniche, e molto altro; il tutto sarà arricchito da fondamenti scientifici che potrete approfondire consultando i libri o gli articoli citati. Un po di storia Prima di tutto va detto che le sue proprietà erano conosciute già in tempi antichi, come documentano le tavole d’argilla scoperte in Mesopotamia e datate intorno al 1750 a.C. , dove veniva adoperata per uso medicinale. Oltre a queste tavole ne troviamo ulteriori conferme:

  • Dagli egiziani: dei documenti egiziani risalenti al 550 a.C. citano l’aloe come rimedio per le infezioni cutanee;
  •  Dai greci: Plinio (23-79 d.C.) e Dioscoride (I secolo d.C.) hanno scritto della sua capacità di curare le ferite e guarire le infezioni della pelle.

Tornando ai giorni nostri, l’aloe trova impiego nelle terapie medicinali tradizionali e nei rimedi terapeutici di molte culture del mondo, come ad esempio in India, dove, oltre all’applicazione cutanea, sotto forma di foglia intera, essudato o gel fresco, viene largamente impiegata anche come catartico (purgante), stomachico (che stimola l’appetito e facilita la digestione) e antielmintico (in grado di eliminare, o espellere i vermi parassiti intestinali).

Nel mondo occidentale la storia dell’Aloe parte con la Pharmacopoeia del 1820, dove vengono descritte numerose preparazioni (anche se principalmente utilizzate per il suo effetto catartico) fino ad arrivare ai primi anni del novecento dove si trovano più di 27 preparati di uso comune; Bisogna comunque attendere fino al 1920 per vedere l’inizio della sua coltivazione per scopi farmacologici.

Un grosso passo avanti nell’utilizzo moderno di questa pianta è stato però compiuto nel 1935, quando un gruppo di medici ha utilizzato con successo il suo succo fresco per trattare un paziente affetto da ustioni facciali dovute ai raggi X; il sollievo portato dall’aloe nel trattamento topico delle ustioni, delle irritazioni, delle ulcere cutanee, ecc, è una delle principali ragioni per cui le principali case produttrici di preparazioni dermatologiche e cosmetiche hanno incluso questa pianta in moltissime delle loro formulazioni.

Malgrado gli studi sull’aloe vera evolvano continuamente, e le sue proprietà siano confermate da studi scientifici, è difficile risalire ad una storia degli usi popolari in quanto il suo utilizzo, per la stragrande maggioranza delle volte, avviene senza una supervisione medica, e quindi senza una documentazione medica attendibile. Descrizione della pianta Esistono più di 300 specie di aloe, anche se la più conosciuta ed utilizzata per usi cosmetici e medicinali è l’aloe vera.

Durante la sua storia troviamo molta confusione poichè è stata proposta come aloe vulgaris, aloe barbadensis, ecc, e nonostante la sua origine non è attualmente nota con esattezza, i documenti storici fanno pensare che possa provenire dall’egitto o dal medio oriente; anche se attualmente è stata introdotta nella maggior parte delle regioni tropicali, dove cresce spontaneamente.

L’Aloe vera è una pianta perenne con fiori gialli e foglie carnose, tringaolari, disposte a rosetta. Generalmente le foglie sono lunghe fino ai 50 cm, larghe alla base 13, con l’estremità puntiforme e la caratteristica dentatura sui lati. Una pianta adulta può misurare dai 45 ai 120 cm di lunghezza, avere un diametro basale (diametro della struttura principale) di più di 7 cm e può ospitare anche 30 foglie, le quali sono composte al loro interno da una polpa mucillaginosa chiara che produce il tanto apprezzato gel.

La foglia è formata da 3 strati interni distinti:

  • Uno strato esterno di protezione verde;
  • Un secondo strato di protezione interno: questo strato interno di protezione produce un lattice amaro che ha lo scopo di proteggere la pianta dai predatori, con un effetto irritante se un animale dovesse mordere. Il lattice secco è inoltre la fonte delle proprietà lassative della pianta dell’aloe.
  • Lo strato interno gelatinoso e trasparente: lo strato interno è formato da cellule parenchimali composte da grossi vacuoli contenenti una sostanza semisolida, trasparente e gelatinosa.

il gel d'aloe Il gel d’aloe, o tecnicamente “il tessuto parenchimale dell’aloe” è la parte più utilizzata della pianta. Ecco qui la terminologia generale con la quale si definiscono le preparazioni d’aloe.

  • Gel d’aloe: in sostanza è semplicemente il tessuto parenchimale naturale non diluito, ottenuto dalle foglie private dello strato esterno;
  • Concentrato d’aloe: è il gel d’aloe privato dell’acqua ;
  • Succo d’aloe: è un vero e proprio succo da bere, contenente almeno il 50% d’aloe;
  • Lattice d’aloe: è il liquido giallo amaro ricavato dai tubuli periciclici dello strato di protezione, il cui costituente principale è l’aloina.

composizione biochimica Qui di seguito ti scrivo una lista dei costituenti solo a scopo illustrativo che compongono la pianta d’aloe vera per mostrarti la straordinaria varietà di composti presenti:

  • Antrachinoni: aloina, barbaloina, isobarbaloina, antranolo, acido aloetico, antracene, estere dell’acido cinnamico, aloe-emodina, emodina, acido crisofanico, olio volatile, resistannolo;
  • Saccaridi: cellulosa, glucosio, mannosio, L-ramnosio, aldopentosio;
  • Prostanoidi: acido gamma-linoleico;
  • Enzimi: ossidasi, amilasi, catalasi, lipasi, fosfatasi alcalina;
  • Aminoacidi: lisina, treonina, valina, metionina, leucina, isoleucina, fenilalanina;
  • Vitamine: vitamina B1, B2, B6, C ed E, acido folico, colina, beta-carotene;
  • Minerali: caldio, sodio, manganese, magnesio, zinco, rame, cromo;
  • Altri componenti: colesterolo, trigliceridi, steroidi, acido urico, lignine, beta-sitosterolo, gibberellina, acido salicilico.

L’aloe vera contiene molti composti dotati di bioattivtà. Secondo uno studio riguardante i principali componenti dell’aloe diretto da Van Wik B. E., le proporzioni dei composti più importanti sono straordinariamente costanti, a differenza di molte piante o altri preparati erboristici che presentano grosse differenze di contenuto a seconda della provenienza geografica: 

  • L’aloina (entrambi gli epimeri A e B), l’aloesina, e l’aloeresina A, costituiscono il 70-97% del peso secco, con una proporzione all’incirca di 2:3:4;
  • I componenti minori invece, sono distribuiti in modo meno uniforme;

Il contenuto di aloina dell’essudato varia ma senza relazioni con la provenienza geografica.

1. Antrachinoni:

Grazie ad uno studio sulla sua chimica e le sue proprietà,eseguito nel 1851 e diretto da Ronald M. Shelton, si è scoperto che l’azione catartica dell’aloe è gestita dall’aloina, una polvere di colore giallo limone che si forma dall’essicamento del lattice amaro. Nel corso del tempo dal lattice sono stati estratti numerosi antraceni, di cui però, il principale antrachinone, è la barbaloina (spesso viene chiamata anche con il nome di aloina). Nonostante la presenza di altri derivati dell’antrachinone, tra i quali l’antracene (che spesso viene chiamato anche aloe-emodina) la barboina (o aloina) è ritenuto il catartico di maggior efficacia e forza. Inoltre, in genere, i composti antrachinonici sono glicosidi idrosolubili facilmente separabili dal materiale “resinoso” non solubile in acqua.

2. Saccaridi:

Tornando ai nostri giorni, guardando da vicino le ricerche recenti, lo studio dell’aloe si è focalizzato sulle sue glicoproteine, sui mucopolisaccaridi e sui polisaccaridi, tra cui i polisaccaridi galattosio, xilosio, arabinosio, mannosio acetilato. Quello che più ci interessa di questa breve lista è senza dubbio il mannosio acetilato (polisaccaride molto simile a quello presente nella gomma guar e nella carruba), il quale, ha attirato un notevole interesse da parte della ricerca clinica per le sue proprietà intivirali e immunostimolanti, soprattutto nello studio della terapia dell’AIDS. Più avanti tratterò l’acemannano.

3. Prostanoidi:

La conversione degli acidi grassi in prostanoidi da parte dell’enzima ciclossigenasi nella pianta di aloe vera è piuttosto rara, eppure nei suoi estratti ne sono stati rinvenuti diversi. Nell’aloe, il principale acido grasso insaturo è l’acido gamma-linolenico, il quale può venir trasformato in acido eicosatrienoico, vale a dire, il precursore delle prostaglandine di serie 1. Gli effetti principali di questo gruppo di prostaglandine si riscontrano sulle infiammazioni, sulle allergie, oltre che sull’aggregazione piastrinica e quindi sulla cicatrizzazione delle ferite.

4. Superossido dismutasi:

Negli estratti dal gel del parenchima fogliare e dalla corteccia dell’aloe barbadensis, sono state trovate sette forme di superossido dismutasi identificabili all’elettroforesi:

  • Due contenenti manganese-SODs;
  • Cinque contenenti rame-zinco SODs.

Terminando la parte relativa alla composizione biochimica, ti indico gli altri costituenti importanti dotati di bioattività:

  • Serino carbossipeptidasi;
  • Salicilati;
  • Minerali;
  • Vitamine;
  • Steroidi;
  • Aminoacidi.

farmacologia Dopo averti dato una breve descrizione della sua storia, delle caratteristiche principali della pianta e della sua composizione biochimica, ora è il momento di parlare nello specifico delle sue proprietà.

effetti gastrointestinali1. Gli effetti lassativi:

Nonostante la foglia d’aloe intera sia stata prescritta come catartica da oltre 2000 anni, solo a partire dal 1851 si è compreso il principio responsabile di questa azione lassativa: l’aloina. Questo principio attivo, preso a piccole dosi, ha un effetto tonico sull’apparato digerente, aumentando il tono della muscolatura intestinale; a dosi più elevate invece, diventa un potente purgante. La sua attività è evidente soprattutto nell’intestino crasso, dove stimola le secrezioni del colon e le contrazioni peristaltiche. Tenendo a mente che l’aloina, insieme con la stricninae la belladonna, è stata per molti anni uno dei lassativi più diffusi contro la stitichezza cronica, al giorno d’oggi sono divenuti molto più popolari altri lassativi antrachinonici come la sagrada e la senna. Vari studi sull’intestino crasso di topo, hanno dimostrato che, nella diarrea indotta dall’aloina, lo stimolo della peristalsi è preceduto da un aumento del contenuto d’acqua nell’intestino crasso. Si suppone quindi che l’aumento di acqua nel tratto dell’intestino crasso sia uno dei fattori più importanti della stimolazione della peristalsi nell’induzione della diarrea. Altri studi suggeriscono le al’aloe -emodina-9-antrone, prodotta dall’aloina nell’intestino crasso dei topo, può essere l’effettivo mediatore chimico dell’azione lassativa, in quanto non solo fà aumentare il contenuto d’acqua intestinale, ma stimola anche la secrezione di muco.

2. La detossificazione dell’intestino:

Nel 1985, Jeffrey Bland, ha descritto l’effetto del succo di aloe vera assunto per via orale:

  • sull’indacano urinario;
  • sul Ph gastrointestinale;
  • sulle culture fecali;
  • sul peso specifico fecale.

Questo studio fu eseguito su 10 pazienti umani, 5 uomini e 5 donne. L’indacano urinario è utilizzato come indice di malassorbimento delle proteine ingerite o dell’attività putrefattiva dei batteri intestinali. Si è visto che dopo aver bevuto 170 ml di succo di Aloe vera tre volte al giorno per una settimana, i livelli di indacano urinario sono scesi di una unità, il che suggerisce che il consumo regolare di succo d’aloe, possa agevolare la digestione e l’assimilazione delle proteine, oltre a contrastare la putrefazione batterica.

3. L’inibizione della secrezioni acida gastrica:

Utilizzando l’analisi gastrica di heidelberg si è osservato che il succo di Aloe vera auenta il Ph gastrico di circa 1.88 unità; questo dato è sostenuto da altri studi eseguiti sulla capacità di inibizione della secrezione di acido cloridrico da parte del gel d’aloe, in questo stato ci può essere un rallentamento dello svuotamento gastrico, con conseguente miglioramento digestivo. Uno studio eseguito su 10 pazienti umani, ha mostrato delle forti variazioni delle colture fecali dopo una settimana di trattamento in 6 pazienti, mentre nei restanti 4 risultati positivi alle culture per il lievito, si è evidenziata una riduzione del numero di colonie, questo implica che il succo di aloe vera può esercitare un effetto batteriostatico e fungostatico. Inoltre, sempre dopo una settimana, si è notata una riduzione del peso specifico fecale, il che suggerisce una maggior ritenzione idrica, anche se nessuno dei soggetti di studio ha lamentato diarrea o feci molli durante il periodo di assunzione. Attività immunostimolante e antimicrobica

1. Attività antibatterica e antimicotica:

L’attività antibatterica e antimicotica dell’aloe è molto spesso stata testimone di interesse e di studi, oltre che di saggi e trattati, tra cui quello di Martin C. Robson e colleghi, viene considerato uno dei più dettagliati. In questo saggio, Robson e i suoi colleghi hanno passato in rassegna i lavori precedenti eseguiti da altri gruppi di ricerca, come lo studio diretto da Fly Lillian Beaman, e quello diretto da John P. Heggers, e sono state determinate alcune concentrazioni per quanto riguarda l’attività antibatterica e antimicotica:

  • La concentrazione media inibitoria;
  • La concentrazione media letale.

Questi dati sono inoltre stati confrontati con la sulfadiazina d’argento, un potente antisettico utilizzato nella terapia delle ustioni estese. I risultati di questo confronto mostrano che li effetti antimicrobici dell’Aloe vera reggono bene il confronto con quelli della sulfadiazina:

  • Estratto d’aloe al 60%: si è dimostrato battericida contro lo Pseudomonas aeruginosa, Blebsiella pneumoniae, Serratia marcescens, Citrobacter sp, Enterobacter cloacae, Streptococcus pyogenes e Streptococcus agalacticae;
  • Estratto d’aloe al 70%: battericida contro lo Staphylococcus aureus;
  • Estratto d’aloe al 80%: battericida contro Escherichia coli;
  • Estratto d’aloe al 90%: battericida contro lo Streptococcus faecalis e la Candida albicans.
  • Organismi inibiti: Mycobacterium tuberculosis, Trichophyton sp. Bacillus subtilis.

L’attività invece del gel d’aloe vera in forma cremosa contro i comuni patogeni cutanei, si è dimostrata leggermente superiore alla sulfadiazina d’argento negli studi mediante diffusione su agar.

2. Gli effetti antivirali:

L’acemannano (mannosio acetilato) in forma iniettabile, è stato approvato per un uso veterinario per i sarcomi e per la leucemia felina dopo aver mostrato la sua sbalorditiva azione antivirale. La leucemia felina, come l’AIDS felina, è causata da un retrovirus (FeLV o virus della leucemia felina) talmente letale, che in genere oltre il 70% dei gatti muore entro 8 settimane dall’esordio dei segni clinici, per questo di solito gli animali vengono sopressi in modo indolore. In uno studio effettuato su 44 gatti affetti da leucemia felina clinicamente confermata, vi sono stati iniettati 2 mg/kg di acemannano settimanalmente per 6 settimane, dopo le quali, attese ulteriori 6 settimane (per un totale di 12 settimane) gli animali sono stati riesaminati, mostrando dei risultati incredibili: il 71% dei gatti sono sopravvissuti al virus e mostravano di essere in buona salute. Oltre a questo studio, l’acemannano, ha mostrato significative proprietà antivirali anche contro diversi virus tra cui l’AIDS felino, il virus dell’immunodeficienza di tipo 1 (HIV-1), il virus dell’influenza e quello del morbillo.

3. La stimolazione immunitaria:

Oltre ad essere un potente antivirale, l’acemannano, è anche un potente immunostimolante, come dimostrato dallo studio di Linnna Zhang e Ian R. Thizard. Tra gli effetti osservati, risaltano:

  • l’incremento di secrezione di interleuchina-1-alfa;
  • l’incremento di citochine;
  • l’incremento del fattore di necrosi tumorale;
  • l’incremento dell’ossido d’azoto da parte dei macrofaci;
  • L’aumento della fagocitosi;
  • L’aumento della citotossicità aspecifica;
  • L’aumento della funzione dei linfociti T;
  • L’aumento dei livelli di interferone;
  • L’aumento di produzione delle citochine IL-6 e TNF- alfa;

Questi effetti possono essere molto rilevanti, per esempio in uno studio condotto da Stuart R.W., l’acemannano si è dimostrato in grado di incrementare le fasi dell’attività ossidativa dei macrofaci (aumento di 2 volte nella media), la fagocitosi (il 45% contro il 25%), e l’uccisione della Candida albicans (il 38% di uccisione contro lo 0-5% dei controlli).

4. Gli effetti emopoietici:

Il mannano acetilato polidisperso con legame- (1, 4), isolato dalla pianta di aloe (chiamato sinteticamente CARN 750), ha dimostrato di stimolare significativamente l’emopoiesi (il processo di produzione delle celllule del sangue) nei topi:

  • Iniezione sottocutanea di 1 mg: aumenta in modo ottimale i progenitori delle cellule ematiche;
  • Iniezione sottocutanea di 2 mg: aumenta in modo ottimale la cellularità del midollo osseo;

Il fattore più importante sta nel fatto che lo studio ha evidenziato che l’attività emopoietica del CARN 750 aumentava con la frequenza di somministrazione e l’incremento maggiore si è osservato nei topi mielosopressi (incapacità di produrre cellule del sangue da parte del midollo osseo) mediante irradiazione. L’aloe vera ha dimostrato una serie di proprietà anti-infiammatorie, tra cui:

  • il blocco della produzione di mediatori dell’infiammazione, quali i trombossani e la bradichinina;
  • La riduzione dell’infiltrazione di neutrofili durante l’infiammazione;
  • La riduzione degli edemi.

I responsabili più importanti di questi effetti sono le glicoproteine (che inibiscono e degradano la bradichinina, uno dei maggiori mediatori del dolore e dell’infiammazione), vari antrachinoni e i salicilati, aventi proprietà sia nell’applicazione cutanea che nell’assunzione orale. Uno studio diretto da Vazquez B. ha valutato gli effetti di estratti acquosi in cloroformio e in acqua del gel di aloe vera su un edema da carragenano su zampe di topo con questi criteri di ricerca:

  • Migrazione dei neutrofili nella cavità peritoneale stimolata dal carragenano;
  • Inibizione dell’attività della ciclossigenasi.

I risultati sono stati che gli estratti in acqua e in cloroformio hanno ridotto l’edema indotto nelle zampe posteriori e il numero di neutrofili migrati nella cavità peritoneale, mentre l’estratto in etanolo ha fatto diminuire solo il numero di neutrofili. L’estratto acquoso ha anche inibito la produzione di prostaglandina E2 dall’acido arachidonico, dimostrando un’azione inibitoria sulla ciclossigenasi. L’estratto acquoso conteneva antraglicosidi, zuccheri acidificanti e glicosidi cardiotonici, mentre quello in etanolo conteneva saponine, carboidrati, naftochinoni, steroli, triterpenoidi e antrachinoni. Come dimostra questo studio diretto da Malterud K. E., un altro aspetto interessante dell’aloe è la sua capacità di inibire la perossidazione dei lipidi e di captare i radicali liberi. Hanno misurato la capacità di sette antrachinoni e quattro antroni di contrastare la perossidazione non enzimatica ed enzimatica dei lipidi in vitro e di intercettare i radicali liberi. Utilizzando epatociti di ratto sottoposti a forti agenti ossidanti, la massima inibizione si otteneva con il ditranolo e l’antrone. Il reinantrone e l’aloe-emodina mostravano la più alta attività inibitoria verso la perossidazione dell’acido linoleico catalizzata dalla lipossigenasi, mentre l’androne, il ditranolo e il reinantrone erano i purificatori più efficaci di radicali liberi. attività cicatrizzante

La cicatrizzazione delle ferite:

Gli effetti topici dell’aloe sono gestiti sia dalla sua attività cicatrizzante che anti-infiammatoria, idratante, emoliente, antimicrobica. L’aloe vera contiene molti composti necessari per la guarigione delle ferite, tra i quali la vitamina E, la C, e lo zinco. A differenza di molte altre sostanze anti-infiammatorie, l’aloe ha dimostrato di stimolare i fibroblasti e la formazione del tessuto connettivo, oltre a stimolare la crescita e il processo di riparazione dell’epidermide grazie presumibilmente al suo contenuto in polisaccaridi. Oltre ai componenti appena detti l’aloe ha un altro effetto interessante, responsabile del risanamento di una ferita, si tratta della capacità straordinaria di contrastare  addirittura gli effetti anticicatrizzanti del cortisone. Uno studio diretto da Davis R. H., dimostra che in dosi di 100-300 mg/kg al giorno per 4 giorni, l’aloe vera è in grado di bloccare con una percentuale totale pari al 100% l’attività anticicatrizzante dell’idrocortisone acetato. La spiegazione ipotizzata dagli studiosi è che questa straordinaria risposta sia dipesa perchè i fattori di crescita presenti nell’aloe vera hanno mascherato gli inibitori della cicatrizzazione. attività disintossicante

La disintossicazione dall’alcol:

Secondo uno studio condotto da Chung J. H., la somministrazione orale di aloina pari a 300 mg/kg, riduce l’area sotto la curva dell’alcol ematico di uno straordinario 40%, il che indica che il tasso di eliminazione dell’alcol dall’organismo cresce del 45-50%. Inoltre l’analisi dei trigliceridi epatici ha rivelato che tanto l’etanolo quanto l’aloina, somministrati da soli, accrescevano il livello di trigliceridi in misura simile, tuttavia il livello sierico ottenuto dal trattamento congiunto con etanolo e aloina non differiva in modo statisticamente significativo da quello prodotto dall’una o dall’altra sostanza isolatamente. Le applicazioni cliniche

1. Ustioni, congelamento e altre lesioni tissutali:

Nonostante negli ultimi 40 anni la consapevolezza delle proprietà lenitive dell’aloe vera sia cresciuta cresciuta enormemente per quanto riguarda le ustioni, le guarigioni delle ferite, ecc. gli studi realizzati al riguardo sono pochi. Seppur la maggior parte delle ricerche ha impiegato l’utilizzo di diversi animali come soggetti di studio, non c’è praticamente alcuna specie in cui l’applicazione topica del gel d’aloe non abbia dato un risvolto positivo, specialmente per quanto riguarda le piccole ustioni e le infiammazioni cutanee. Sebbene la ricerca sull’uomo sia limitata, i dati raccolti fin’ora promettono bene, per esempio uno studio diretto da El W. Zawahry, centrato sul trattamento di pazienti affetti da ulcere croniche alle gambe che duravano da 5, 7, e 15 anni si è risolto osservando una rapida riduzione delle dimensioni dell’ulcera e in due si è avuta la guarigione completa applicando il gel alle ulcere con l’ausilio di bende di garza. Oltre al trattamento delle ulcere si sono raccolti ottimi risultati anche per quanto riguarda l’acne, la seborrea, e le ustioni, come documenta uno studio diretto da Visuthikosol V. centrato sul trattamento di 27 pazienti con delle ustioni di secondo grado di vario spessore, in cui il trattamento con il gel d’aloe è stato messo a confronto con il trattamento tramite una garza con vaselina. Si nota una drastica riduzione del tempo di guarigione quale:

  • trattamento a base di aloe: il tempo di guarigione è stato di 11,9 giorni medi;
  • trattamento a base di vaselina: il tempo di guarigione è stato di 18,2 giorni.

Questi dati indicano una differenza estremamente importante sul statistico e salutare, oltre ad evidenziare una sostanziale differenza rappresentata dall’esame istologico, il quale ha mostrato una ricostruzione precoce dell’epitelio nell’area trattata con aloe. Passando invece agli effetti nel trattamento del congelamento, una ricerca diretta da M. B. Miller, ha paragonato gli effetti della pentossifillina rispetto alla crema d’aloe topica su un campione di 10 conigli bianchi neozelandesi con orecchie congelate. Si sono fatti 4 gruppi di ricerca nei quali sono stati inseriti i 10 esemplari:

  • Senza trattamento: sopravvivenza del 6% totale del tessuto danneggiato;
  • Trattamento con pentossifillina: sopravvivenza del 20% totale del tessuto danneggiato;
  • Trattamento con crema d’aloe: sopravvivenza del 24 % totale del tessuto danneggiato;
  • Trattamento con pentossifillina in aggiunta alla crema d’aloe: sopravvivenza del 30% totale del tessuto danneggiato.

Ma questo non è tutto poichè l’aloe ha mostrato la sua particolare efficacia anche per quanto riguarda il trattamento di fasciti necrotizzanti. In genere si manifestano come una cellulite di lieve entità, che però evolve rapidamente in un’infezione dei tessuti molli, pericolosa per l’arto e per la sopravvivenza stessa del soggetto. E’ essenziale un’immediata pulizia chirurgica seguita da una terapia aggressiva della ferita, ma anche in questo caso l’aloe ci porta alternative possibili, come è documentato in questi due casi: 1. Il primo caso riguarda una donna di 72 anni a cui, alla presentazione al pronto soccorso per una piaga della regione glutea, furono diagnosticate cinque patologie:

  • Ascesso anorettale;
  • Gangrena di Fournier;
  • Rettocolite ulcerosa;
  • Anemia e perdita di sangue cronica;
  • Malnutrizione calorica e proteica.

Dopo la pulizia, la ferita anorettale si estendeva dalle grandi labbra alla natica sinistra. La terpia è stata multidisciplinare e ha incluso applicazioni di gel d’aloe a base acquosa e di garza imbevuta di soluzioni fisiologica due volte al giorno. Dopo 45 giorni, la ferita mostrava una base rosa con tessuto di granulazione e contrazione dei bordi della lesione. 2. Il secondo caso riguarda un uomo di 48 anni con sieroma della gamba sinistra successivo ad una ferita da schiacciamento. Nel giro di tre giorni nella gamba insorse una trombosi venosa profonda e comparirono due grandi cavità di sieroma sui due lati della coscia. La terapia praticata fu con impacchi di gel d’aloe e garze imbevute di soluzione fisiologica. Due settimane dopo il ricovero la ferita anteriore si richiuse con un innesto cutaneo non a tutto spessore, mentre si tentò senza successo di ottenere la chiusura parziale della cavità laterale con suture di ritenzione. Dopo 5 settimane, la guarigione della ferita anteriore era completa e quella della ferita posteriore era stata ottenuta al 95%.

2. Ustioni da radiazioni:

Negli anni ’30, si utilizzavano i raggi X per molte applicazioni tra le quali il trattamento del cancro, dell’eczema, per disturbi della pelle, come agente depilatore, ecc, e proprio “grazie” a queste pratiche la ricerca sulle applicazioni topiche dell’aloe vera ebbe inizio.

Nel 1935 Collins e Collins pubblicarono i risultati di un caso di una signora con una grave dermatite da raggi X sulla fronte, in cui l’applicazione topica del gel di aloe vera ebbe un enorme successo.

I dati pubblicati indicano che la donna aveva tentato varie terapie per un totale di circa 8 mesi, con l’unico risultato di veder peggiorare le sua lesione. In questo caso l’applicazione del gel d’aloe è stato più una sorpresa che un vero e proprio trattamento mirato, dal momento che i collins intendevano eseguire un trapianto di cute, ma come misura temporanea avevano applicato un preparato di foglie fresche di aloe vera solamente con l’aspettativa di diminuire il prurito.

Ventiquattr’ore più tardi la signora riferiva che la sensazione di prurito e bruciore erano completamente scomparse, a distanza di 5 settimane la pelle della fronte e del cuoio capelluto si era completamente rigenerata, erano cresciuti i capelli, la sensibilità era tornata normale e la cute non presentava cicatrici, anche se, per una completa guarigione si dovette attendere lo scadere del quinto mese.

Agli inizi degli anni 40 ci fu un cambiamento, dalla pubblicazione di studi contenenti quasi esclusivamente citazioni di casistiche, si passò a pubblicazioni inerenti a ricerche su animali, come lo studio condotto da Rowe T.D. , il quale stabilisce che la polpa di aloe fresca era efficace mentre la polvere di aloe essiccata non lo era.

Per ottenere una delle prove più importanti sulle proprietà dell’aloe vera, dobbiamo però attendere fino al 1953, quando Lushbaugh e Hale, eseguirono uno studio su 20 ratti albini, i quali erano stati esposti a raggi beta. Le terapie adottate ai fini della ricerca erano le seguenti:

  • terapia a base della foglia di aloe vera fresca;
  • terapia a base di un unguento a base di aloe vera in commercio;
  • applicazione di una garza asciutta;
  • gruppo di controllo: nessun trattamento.

I risultati si differenziarono subito, i primi due trattamenti a base di aloe portarono alla completa guarigione nei 2 mesi successivi, mentre gli ulteriori due trattamenti (vale a dire quello con la garza asciutta e il gruppo di controllo privo di trattamento) non avevano ancora completato la guarigione nei successivi 4 mesi.

Tuttavia, nonostante questi risultati molto incoraggianti, uno studio effettuato su soggetti umani nel 1996 diretto da Williams M.S., gettò di nuovo dubbi sull’efficacia di questa pianta.

Questo studio era composto da 2 trial di cui:

  • il primo trial: era in doppio cieco, comprendeva 194 donne sottoposte ad irradiazione del seno o della parete toracica, e utilizzava un gel come placebo;
  • il secondo trial: comprendeva 108 pazienti nella stessa condizione a cui è stato applicato gel d’aloe o nessun trattamento.

In entrambi gli studi, la dermatite veniva controllata settimanalmente sia dai medici sia dai pazienti, ma purtroppo le valutazioni finali sono risultate virtualmente identiche in ambo i gruppi di pazienti, sia nel primo che nel secondo trial.

Questo risultato più che inatteso potrebbe essere spiegato da un ulteriore studio recente diretto da Robert D.B., nel quale si paragona un gel disponibile in commercio con un estratto di foglie d’aloe ricco di acemannano nella terapia di topi irradiati. I criteri dello studio erano i seguenti:

  • Primo criterio: applicazione dei gel da 7 giorni prima dell’irradiazione;
  • Secondo criterio: applicazione dei gel il giorno stesso dell’irradiazione;
  • Terzo criterio: applicazione dei gel 7 giorni dopo l’irradiazione.

L’applicazione ebbe una durata di 1, 2, 3, 4 o 5 settimane e le valutazioni furono fatte dal settimo al trentacinquesimo giorno dall’irradiazione utilizzando una scala da 0 a 3,5.

I ricercatori hanno osservato che, mentre il gel ricco di acemannano era molto efficace, quello in commercio non dava alcun beneficio rispetto ai controlli, inoltre il gel d’aloe doveva essere applicato subito dopo l’irradiazione e impiegato per almeno due settimane, mentre le due applicazioni del primo e terzo criterio non ottenevano alcun risultato. Da questo studio è emerso con chiarezza quanto siano importanti la qualità e la concentrazione del componenti presenti nel gel.

3. Psoriasi:

L’applicazione topica di estratto d’aloe allo 0,5% diluito in crema idrofila, in uno studio diretto da Syed T.A., ha dato risultati sbalorditivi.

Lo studio è stato eseguito su un totale di 60 pazienti umani, di cui 36 uomini e 24 donne di età compresa tra i 18 e i 50 anni che presentavano una psoriasi a placche cronica da lieve a moderata, secondo i valori di PASI compresi tra 4,8 e 16,7, con una durata media della malattia prima della sperimentazione di 8,5 anni (da 1 a 21 anni).

I pazienti si applicavano il preparato tre volte al giorno per 5 giorni consecutivi alla settimana per un massimo di 4 settimane. La durata dell’intero trattamento veniva seguita da un’esaminazione settimanale e quelli che mostravano una riduzione progressiva della desquamazione seguita dalla diminuzione dell’eritema, dell’infiltrazione e del valore di PASI erano considerati guariti.

Lo studio era programmato per 16 settimane con 12 mesi di follow-up a cadenza settimanale e al termine di questo periodo, si ebbero i seguenti risultati:

  • ottima tollerabilità cutanea: il trattamento è stato tollerato bene da tutti i pazienti, senza effetti collaterali attribuibili al preparato, e nessuno ha trovato la necessità di interromperlo.
  • Cura dell’88% dei pazienti: il preparato aveva curato 25 su 30 pazienti (88,3%), mentre il placebo  solo 2 su 30 (6,6%);
  • Riduzione significative delle placche: la riduzione delle placche riscontrata era di 328/396, ovvero l’82,8%, contro le 28/366 del placebo pari al 7,7%
  • Diminuzione del valore di PASI: si ebbe inoltre una diminuzione del valore di PASI ad una media di 2,2.
4. Ulcere gastriche:

Oltre agli effetti sbalorditivi riferiti dal trattamento della psoriasi a placche cronica, anche il trattamento di ulcere gastriche ebbe gli stessi risultati, se non migliori. Uno studio del 1963 diretto da Julian J. Blitz, eseguito su un campione di 12 pazienti affetti da ulcere duodenali confermate radiograficamente e trattate con 1 cucchiaio di gel d’aloe emulsionato in un olio minerale una sola volta al giorno, diede come risultato la guarigione completa del 100% dei pazienti in un anno senza recidive.

Secondo dei fattori studiati in laboratorio si ritiene che questo straordinario risultato dipenda da questi tre fattori principali:

  • Il gel d’aloe vera inattiva la pepsina in modo reversibile: quando lo stomaco è privo di cibo, la pepsina viene inibita dal gel d’aloe, mentre in presenza di cibo si libera dell’inibizione e torna in grado di digerire i nutrienti;
  • Il gel d’aloe inibisce la secrezione di acido cloridrico: questa inibizione dipende dall’interferenza con il legame dell’istamina alle cellule parietali;
  • Il gel d’aloe è un emoliente estremamente valido: stimola la guarigione e impedisce alle sostanze irritanti di entrare in contatto con l’ulcera.
 5. Asma:

Prima di entrare nello specifico nella spiegazione dei trattamenti relativi all’asma, il disturbo, va suddiviso in 2 categorie:

  • I pazienti asmatici non dipendenti da corticosteroidi;
  • I pazienti asmatici dipendenti da corticosteroidi.

Nonostante il trattamento a base di aloe vera abbia dato effettivamente buoni risultati a livello di pazienti asmatici non dipendenti da corticosteroidi, la stessa terapia sperimentata sull’altra categoria non ha evidenziato alcun effetto.

Si pensa che il meccanismo d’azione preveda il ripristino dei meccanismi protettivi seguito da una maggior attività del sistema immunitario.

In questo studio diretto da Yagi A., l’estratto di aloe utilizzato era stato ricavato da foglie fresche conservate alla temperatura di 4 °C per 7 giorni al buio, questo perchè le ricerche indicano che la conservazione al freddo e al buio delle foglie, fa aumentare esponenzialmente il frazione polisacaridica. Un grammo di estratto grezzo ricavato da foglie conservate in queste condizioni, produceva 400 mg di polisaccaride neutro, mentre solo 30 sono contenuti normalmente in una foglia non sottoposta a questo trattamento.

Il dosaggio terapeutico era di 20 ml di soluzione al 20% di estratto d’aloe in soluzione fisiologica due volte al giorno per 24 settimane. La conclusione dello studio riporta che 11 su 27 pazienti (ben il 40%) non dipendenti da corticosteroidi, hanno riferito un miglioramento significativo.

6. Diabete:

Uno studio umano condotto da Ghannam N., ha mostrato che l’aloe ha anche effetti benefici sul diabete.

Cinque pazienti non insulino-dipendenti hanno assunto per via orale mezzo cucchiaino di aloe vera per 4 volte al giorno per 14 settimane, dopo le quali i risultati hanno mostrato una glicemia a digiuno diminuita da 273 mg/dl a 151 mg/dl, senza una diminuzione del peso corporeo. Gli autori, come riportano nelle conclusioni, hanno concluso che l’aloe riduce la glicemia con un meccanismo ignoto.

Un altro studio diretto da Bunyapraphatsara N., effettuato su un numero maggiore di pazienti umani, ha confermato ulteriormente queste proprietà. In questo caso l’efficacia dell’aloe è stata combinata con il glibenclamide, che grazie ad una sinergia, rendono il preparato estremamente efficace:

I pazienti con il trattamento con aloe e glibenclamide ricevevano un cucchiaio di gel d’aloe al giorno con 5 mg di glibenclamide due volte al giorno. Dopo 2 settimane la glicemia si è ridotta in modo significativo, e dopo 42 giorni si è evidenziato un calo straordinario da una media di 289 mg% ad un valore di 148 mg%, oltre ad un calo di trigliceridi che sempre dopo 42 giorni sono scesi da 223 mg% a 128 mg%. Secondo poi ulteriori analisi del sangue non è emerso alcun effetto collaterale.

7. Contraccezione:

Stando ad uno studio del 1996 condotto da fahim M. S., eseguito in vitro su 20 campioni di eiaculato fresco di volontari sani tra i 20 e 30 anni, trattati con una concentrazione dell’1% di acetato di zinco associato ad un liofilizzato di aloe vera in concentrazione del 7,5-10%, ha dimostrato una potente capacità spermicida e antivirale, attribuibili ad un’alta concentrazione di minerali:

  • boro;
  • calcio;
  • cromo;
  • rame;
  • ferro;
  • potassio;
  • magnesio;
  • manganese;
  • fosforo;
  • zinco.

Questi minerali sono tossici per la cosa degli spermatozoi, i quali restavano subito immobilizzati. Gli studi inoltre con l’epitelio vaginale di ratto non ha mostrato alcun effetto irritante.

Questo è un dato importante perchè il nonossinolo-9, il principio attivo spermicida impiegato nella contraccezione vaginale per oltre trent’anni, sembra causare lesioni alla membrana cellulare dell’epitelio vaginale e cervicale e può forse avere effetti teratogeni.

8. Prevenzione del cancro:

Lo studio sugli effetti antigenotossici e chemiopreventivi dell’aoe barbadensis in azioni sugli addotti di benzo[a]pirene (B[a]P)-DNA è stato eseguito in vitro e in vivo in un modello animale.

L’aloe ha dimostrato un’inibizione dipendente dalla dose e dal tempo di formazione dell’addotto di [3H]B[a]P-DNA negli epatociti primari nei topi, oltre a inibire l’assunzione cellulare di questo addotto con effetto dose-dipendente e ha bloccato in modo significativo la genesi dell’addotto in alcuni organi:

  • Fegato;
  • Rene;
  • Stomaco anteriore;
  • Polmone;

Quando i topi erano pretrattati con l’aloe 16 giorni prima della somministrazione di b[a]P:

  • L’inibizione della formazione e della persistenza dell’addotto di BPDE-I-DNA era incrementata;
  • L’attività della glutatione-S-transferasi di fase II ne fegato aumentava leggermente;
  • L’attività del citocromo P450 di fase I non era influenzata.

Tutto questo si traduce in una protezione dal sarcoma murino nei topi, e nell’efficacia come terapia contro le neuplasie spontanee nei cani e nei gatti.

9. AIDS

Nonostante l’acemannano ha dimostrato un effetto antivirale diretto contro l’HIV-1, inibendo la glicosilazione delle glicoproteine virali, il suo aspetto più promettente nella cura  dell’HIV è probabilmente la sua capacità di esaltare l’azione di un antivirale utulizzato per il trattamento dell’HIV: l’azidotimidina (AZT).

Alcuni studi in vitro hanno dimostrato che l’acemannano associato a concentrazioni subottimali non citotossiche di AZT o di aciclovir, svolge un’azione sinergica di inibizione della replicazione dell’HIV e del virus dell’herpes simplex di tipo 1 (HSV-1).

Sulla base di questi studi, i ricercatori sostengono che con l’impiego dell’acemannano  si possa ridurre la quantità di AZT necessaria di addirittura il 90%. Questo è estremamente importante perchè:

  • l’AZT è estremamente costoso;
  • E’ spesso causa di gravi effetti collaterali, tra cui l’anemia e la granulocitopenia dovute alla soppressione del midollo osseo.

Alcuni studi clinici suggeriscono che la somministrazione orale di acemannano e aloe, possa essere utile e giovare ai pazienti HIV-positivi.

In uno studio, 14 pazienti umani affetti da HIV che assumevano acemannano nella dose di 800 mg/die, hanno evidenziato dei miglioramenti:

  • Un aumento significativo dei monociti/macrofagi in circolo;
  • un aumento significativo dei monociti di grandi dimensioni, il che suggerisce un miglioramento delle cellule ematiche responsabili della fagocitosi, del processamento e della presentazione.

Un altro studio effettuato su 15 pazienti umani affetti da AIDS che ricevevano una dose orale di acemannano pari a 800 mg/die, al termine del trattamento hanno evidenziato un miglioramento del numero assoluto di T-4, T-8 e del livello dell’antigene p-24 in chi era sopravvissuto, poichè 2 pazienti erano morti di AIDS e un terzo si era suicidato.

In base a questo ed altri studi effettuati, si è evidenziato che i pazienti che rispondevano meglio ai trattamenti erano quelli che presentano un punteggio di T-4 superiore a 150/mm³ e di p-24 inferiore a 300.

Sebbene siano casi rari, sono state documentate delle reazioni di ipersensibilità che si manifestano come dermatite papulare ed eczematosa nummulare in seguito all’applicazione topica di preparati a base d’aloe. Inoltre è bene notare che è stato osservato che il gel d’aloe vera ritarda la cicatrizzazione di ferite chirurgiche come quelle prodotte durante la laparoscopia e il parto cesareo.

I preparati a base d’aloe non sono quindi consigliati nel trattamento di ferite verticali profonde.

dosaggio

Il gel d’aloe per utilizzo topico può essere usato a volontà, mentre il succo d’aloe vera, assunto per via orale come bevanda o tonico, è consigliabile non assumerne più di 1 litro al giorno, dato che mancano ancora informazioni precise sulle sue dosi ottimali.

Per i vari trattamenti che che necessitano di una dose di acemannano pari a 800 mg/die è bene considerare che corrisponde circa a 0.5 litri per la maggior parte dei prodotti tutt’ora in commercio, oltre a tenere sempre a mente che questa corrispondenza è generica, e quindi può variare molto da un prodotto ad un’altro.

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